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martedì, 08 luglio 2008

Quant'è facile dimenticare

2008-4-8-tibetans_pigeon_releaseLa primavera sanguinosa consumatasi in Tibet sembra ormai storia passata. In soli tre mesi tutto lo sdegno, le false promesse, i massacri sono caduti nel dimenticatoio generale.

Eppure ce lo ricordiamo tutti molto bene cosa è successo.
Un popolo oppresso che si solleva disperatamente contro l'assimilazione da parte di un governo autoritario e repressivo, che pretende non solo di togliere l'autogoverno ai tibetani, ma addirittura di cancellarne la cultura. Inaccettabile.

L' evento ha trovato grande eco mediatica, e improvvisamente tutti si sono sentiti vicini ai tibetani, che soffrivano in silenzio da più di cinquant' anni. Pubbliche dichiarazioni di sdegno, minacce di boicottaggio delle olimpiadi, richiami al buon senso verso le autorità cinesi. In Italia addirittura la cosa era diventata argomento di campagna elettorale, con gli schieramenti opposti che si litigavano il sostegno alla questione tibetana. Grandi manifestazioni di piazza un po' ovunque nel mondo, grande partecipazione emotiva.

Poi, il primo ruggito cinese: il governo non è intenzionato a farsi mettere i piedi in testa da nessuno, è ben conscio della sua posizione nelle relazioni internazionali, e intima alle altre potenze di non intromettersi negli "affari cinesi" (tra l'altro cercando di addossare infimamente sui tibetani e sul Dalai Lama un'immagine di ferocia e barbarie che ben poco si addice a questo popolo).

E già qui si avverte un brusco cambiamento di toni. I governi ritrattano le loro dichiarazioni, dicono che "non sarebbe giusto nei confronti degli atleti" boicottare le olimpiadi e che in fondo le olimpiadi sono un messaggio di fratellanza tra i popoli (tutte cose sulle quali mi trovo assolutamente d'accordo, cose peraltro già sottolineate in precedenza dal Dalai Lama).
Ma confermano che il boicottaggio rimarrà a livello politico: molti dei leader non si presenteranno alle olimpiadi.

Se davvero fosse stato così, sarebbe stata quasi una vittoria per i tibetani. Considerando la potenza commerciale e industriale di cui la Cina gode, era inevitabile che questioni di realpolitik venissero fatte prevalere sulla questione del rispetto dei diritti umani. Però, perlomeno, l'assenza dei leader politici alle olimpiadi sarebbe stato un importante segnale.

Invece no, pare proprio che non sarà così. Negli ultimi tempi, uno alla volta per non dare troppo nell'occhio, tutti i capi di governo e di stato che tanto sensibilmente avevano dichiarato di voler boicottare Pechino 2008 per sostenere il popolo tibetano si rimangiano le loro dichiarazioni. Ci saranno tutti, vedrete. Tutti. Nell'indifferenza generale.

E la colpa sarà anche nostra. Noi, che siamo tanto bravi a simpatizzare con le cause altrui quando il telegiornale ce le sbatte nel primo servizio, e poi ce ne freghiamo quando in televisione si smette di parlarne. E intanto, mentre sto scrivendo qui, proprio nei luoghi sacri del buddismo tibetano imperversano i programmi di "rieducazione" del governo cinese, in cui la popolazione è costretta sotto minacce di tortura a rinnegare il Dalai Lama e la propria religione, un vero e proprio tentativo di lavaggio del cervello perpetrato giorno dopo giorno.

Io sono il primo a fare autocritica, anche io avevo distolto lo sguardo da questo scempio. E me ne vergogno, credetemi. Ma soprattutto mi vergogno dell'atteggiamento opportunistico e leccaculista dei nostri leader politici (non solo di quelli italiani), che prima sfruttano la sofferenza del popolo tibetano per aumentare la propria popolarità e poi prendono le distanze quando l'opinione pubblica distoglie lo sguardo.
mercoledì, 25 giugno 2008

Berlusconi all'attacco

silvio-berlusconi-meeting-rimini_largeBerlusconi si scaglia contro "la metastasi della democrazia" rappresentata a suo dire dai "giudici ideologizzati" all'assemblea annuale della Confesercenti, facendo tra l'altro presente alla platea che da quando è "sceso in campo" è costretto a passare ogni sabato mattina della sua vita insieme ai suoi legali onde preparare la difesa ai suoi processi.

Un intervento pertinente con gli argomenti trattati all'assemblea, e che sicuramente rincuorerà e stimolerà la ripresa delle nostre piccole e medie imprese.
postato da: Lup0Solitario alle ore 13:48 | link | commenti (4)
categorie: politica, pillole, attualitĂ , governo, partiti
sabato, 24 maggio 2008

Matteoli: "Prioritario il ponte sullo stretto"

matteoli6173_ponte messinaUn tempismo perfetto.

Trattandosi sostanzialmente di un favore alla mafia, per il suo annuncio il nostro ministro delle Infrastrutture non poteva scegliere data migliore dell'anniversario della strage di Capaci.
postato da: Lup0Solitario alle ore 16:17 | link | commenti (4)
categorie: politica, riflessioni, pillole, attualitĂ , governo
giovedì, 22 maggio 2008

Critiche dalla Spagna

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Franco Frattini ha definito "inaccettabili" le critiche del governo spagnolo all'Italia in merito agli annunciati prossimi provvedimenti in materia di immigrazione, soprattutto dal punto di vista delle ingerenze negli affari dello Stato italiano.

Da un certo punto di vista l'osservazione è giusta.

Quello che mi chiedo è come mai nessuno dei suoi si esprima in merito alle ingerenze del Vaticano.
postato da: Lup0Solitario alle ore 12:57 | link | commenti (1)
categorie: politica, pillole, attualitĂ , governo

Governo-ombra...

WalterVeltroni_Inf--268x201
All'inizio credevo che l'annuncio di Veltroni di voler formare un governo-ombra fosse una bufala.
Mi dicevo: "qualcuno gli avrà suggerito che esiste in Inghilterra da decenni ed ora lui si mette ad usare il termine tanto per darsi un tono, la classica frase ad effetto detta al momento giusto".

A quanto pare, almeno in parte, mi sbagliavo.
Mi sbagliavo perchè Veltroni ha davvero formato un governo speculare a quello che di centrodestra che ha appena ricevuto il mandato.

Per altre cose, non credo di essermi sbagliato.
Cerco di spiegarmi meglio. Il governo-ombra è, a mio parere, una grandissimo metro di civiltà politica (anche per questo ammiro molto il modello inglese): uno strumento che permette ad un'opposizione responsabile di organizzarsi ed operare alla stregua di un governo eletto è, a mio parere, un mezzo molto più efficace di valutare l'operato, constatare la credibilità e le intenzioni di uno schieramento politico rispetto alle spesso ingannevoli promesse elettorali e alle piattaforme programmatiche scarsamente rispettate.

Il problema qui è: riuscirà Veltroni a replicare questo strumento?

Per quanto mi riguarda, parto abbastanza pessimista.
Innanzitutto, da un punto di vista tecnico, il governo-ombra trova le sue condizioni ottimali in un sistema bipartitico, nel quale l'opposizione è immediatamente identificabile, e si sa che potrebbe in futuro diventare governo senza doversi preoccupare di eventuali alleanze elettorali. In Italia, nonostante la grande semplificazione del sistema partitico avvenuta nelle scorse elezioni, non siamo certo arrivati ad avere due soli partiti "che contano" in Parlamento. E' accaduto così che il Pd abbia deciso di fare governo-ombra "da solo" (stavolta per davvero), escludendo gli altri partiti di opposizione. Non discuto che questa possa essere una deliberata strategia di Veltroni per mettere in ombra i "piccoli" ed ottenere più voti alle prossime elezioni, ma il problema rimane: il governo-ombra non è di tutta l'opposizione, ma solo di una parte di essa.

Credo comunque che, a parte questo, il problema maggiore sia un altro.
Quello che mi rende veramente pessimista è la cultura politica italiana, anzi, il modo di fare politica di chi ci ha governato fino ad oggi. Immagino di non essere stato l'unico a notare che il dibattito politico italiano sia stato fatto finora ben più in televisione che nelle aule parlamentari, con polemiche da stadio e scene a volte davvero insostenibili, il tutto condito da un clima di veleni mirato a distogliere il cittadino dai reali problemi del Paese e alla perpetrazione di una "casta" che più che classe politica definirei "capi-ultras".
Detto questo, trovo davvero difficile che questo possa cambiare dall'oggi al domani, come ultimamente sembrano volerci fare credere.
Poi, per carità, trovo ammirevole che il Pd si sia costituito in governo-ombra anche per cercare di smorzare i toni. Però Veltroni deve tenere presente che governo-ombra non significa "volemose bene" e far finire tutto a taralucci e vino. Come sosteneva Pasquino lo scorso martedì su Ballarò, in Inghilterra non esiste certo un clima da "grande coalizione" tra conservatori e laburisti. Anzi, le battaglie ci sono, e sono durissime. Con due differenze però: queste battaglie sono in primo luogo interne al Parlamento, e in secondo luogo sono sempre costruttive, nel senso che da parte dell'opposizione non c'è solamente una pioggia di critiche all'operato del governo (e da quest'ultimo non partono repliche al vetriolo), ma vengono anche presentate ogni volta che sia possibile reali alternative a quell'operato, alternative delle quali il governo quanto meno prende atto e che l'opinione pubblica può valutare nell'ottica delle urne.

Se Veltroni e il Pd saranno capace di fare questo, tanto meglio..ma come ho detto, parto pessimista.
postato da: Lup0Solitario alle ore 12:47 | link | commenti
categorie: politica, riflessioni, attualitĂ , governo, partiti
mercoledì, 07 maggio 2008

L'antisionismo secondo Fini

Gianfranco Fini scetticoCi sta (anzi, è doveroso) che larga parte della destra italiana abbia fatto un "mea culpa" per gli errori atroci commessi in passato in occasione dell'emanazione delle leggi razziali e del sistematico invio di ebrei italiani nei campi di sterminio nazisti.

Ci sta che il centrodestra abbia fatto della causa israeliana una delle sue bandiere.

Ci sta che si condannino manifestazioni di violenza volte a fomentare l'odio contro lo Stato israeliano e la sua popolazione.

E' invece a mio parere inaccettabile quanto espresso dal neopresidente della Camera e leader di An, Gianfranco Fini, nella puntata di Porta a Porta andata in onda qualche sera fa.

A detta di Fini, gli episodi di Torino (che hanno visto ragazzi dei centri sociali attaccare Israele) sarebbero "più gravi" di quelli di Verona (dove un ragazzo è morto a causa di un pestaggio operato, sembra, da elementi vicini a gruppi neofascisti).
Ora, se parliamo in termini di valori assoluti, l'odio incondizionato espresso da poche "teste calde" nei confronti di Israele e verso il suo diritto di esistere, questa è sicuramente una cosa grave e va condannata.

Quello che però non mi va giù è che Fini abbia generalizzato sull'argomento, di fatto affermando indirettamente (prendendo in esame due singoli casi) che l'antisionismo è maggiormente condannabile del neofascismo o addirittura del neonazismo.

In primo luogo, Fini ha volutamente messo in risalto solo UNA delle possibili connotazioni dell'antisionismo, vale a dire quella più estremistica: la negazione del diritto per lo Stato di Israele di esistere. Stando alle parole di Fini, questa sarebbe uno dei baluardi della sinistra radicale tutta. Insomma la sinistra radicale viene paragonata ad una sorta di Ahmanidejad italiano.
Pur non avendo grosse simpatie per la sinistra radicale italiana, sono comunque convinto che un tale "marchio" sia inaccettabile.
Fini omette di dire che esiste un altro modo di essere antisionisti, che è a mio modo di vedere l'attitudine principale della sinistra radicale: la non-accettazione delle politiche sioniste ai danni del popolo palestinese. Sull'argomento non mi dilungo perchè servirebbe un post a parte, ad ogni modo è chiaro che l'antisionista concepito in questo senso non contesta lo Stato israeliano in quanto tale, nel suo diritto di esistere. Anzi, prende atto dell'esistenza dello Stato d'Israele e ne contesta le politiche aggressive nei Territori occupati ai danni della popolazione civile palestinese: causa a mio avviso nobile e nella quale mi riconosco, e che Fini evita di menzionare.

Ma la cosa più grave, Fini la dice dopo, esplicitamente. A suo dire l'antisionismo altro non sarebbe che una maschera per celare l'ANTISEMITISMO INTRINSECO ALLA CULTURA DELLA SINISTRA.
Se non sapessi che Fini è una persona tutto sommato equilibrata, avrei pensato che questo fosse il delirio di un pazzo.
Non soltanto si cerca di attribuire alla sinistra italiana un elemento razziale che le è sempre stato totalmente estraneo, e che, anzi, è ed è tutt'ora appannaggio delle frange di estrema destra.
Si confondono due elementi che tra di loro non hanno niente a che fare: l'antisionismo, che consiste in forme di rifiuto nei confronti dello Stato israeliano, viene accomunato all'antisemitismo, vale a dire all'odio razziale e pregiudiziale nei confronti degli ebrei.

Io non credo che il mainstream della sinistra radicale nutra odio nei confronti di quei poveri Cristi vittime dei kamikaze in quanto ebrei, ragionamento che invece Fini sembra fare suo.
Credo invece che ci sia un genuino e diffuso sdegno per le politiche di ghettizzazione e oppressione nei confronti del popolo palestinese che tutt'ora il governo israeliano, indipendentemente dalla sua connotazione razziale, perpetra sotto la spinta delle lobby della colonizzazione dei Territori.

Credo infine che sia dovere di Gianfranco Fini, in quanto nuovo Presidente della Camera e quindi esponente di un' alta (e presumibilmente imparziale) carica dello Stato, evitare di prendere altre cantonate del genere in futuro.
postato da: Lup0Solitario alle ore 19:40 | link | commenti (2)
categorie: politica, riflessioni, attualitĂ 
martedì, 29 aprile 2008

Schifani Presidente del Senato

200px-Uomo_Schifani

Che bello, ora ho un pretesto per svernare definitivamente all´estero..

postato da: Lup0Solitario alle ore 13:49 | link | commenti
categorie: politica, riflessioni, pillole, governo, partiti
venerdì, 25 aprile 2008

Ieri, ora e sempre.

Buon 25 Aprile a tutti.

Questo giorno ha un significato particolare per me. Non è solo una festa: è LA festa.

La fine della guerra, la fine dell’occupazione nazifascista, la nascita di una nuova speranza.

E per questo mi sento in dovere di ringraziare tutte quelle persone che hanno permesso all’Italia di essere liberata.

Ringrazio gli Alleati. Senza di loro di sicuro non ce l’avremmo fatta da soli, e li ringrazio al di là delle motivazioni che li hanno spinti a combattere sul nostro suolo. Non conta il fine, contano i risultati. E fino a prova contraria, i loro soldati sono morti anche per noi.

Ringrazio la popolazione civile, che ha dovuto sopportare gli orrori della guerra e le brutali rappresaglie squadriste, e alla fine è riuscita a rialzarsi in piedi.

E infine ringrazio la Resistenza.

Questo ringraziamento è assolutamente dovuto, soprattutto in questi ultimi tempi in cui i Valori che ci ha trasmesso e la sua importanza vengono messi in discussione.

Uomini e donne comuni, spesso molto giovani, decidono di non chinare la testa e di combattere i nazifascisti, pur essendo consci della loro inferiorità e impotenza in termini militari. Si rifugiano sui monti, tendono imboscate, compiono sabotaggi. Fanno, insomma, tutto quello che possono.

Rischiano ogni giorno la vita e si portano dietro il peso indiretto delle rappresaglie, pur sapendo che il loro apporto alla guerra da un punto di vista strategico è praticamente nullo, e che gli Alleati sono alle porte.

E allora perché combattono? Chi glielo fa fare? Perché non aspettano gli Alleati? In fondo si tratterebbe di rimanere inermi e passivi solo un altro po’.

Queste persone hanno preso in mano le armi proprio perché volevano far vedere al mondo che esisteva un’Italia diversa, che non si identificava con il nazifascismo, col suo passo dell’oca e il suo saluto romano. Queste persone non sopportavano di restare con le mani in mano senza reagire. Queste persone volevano per l’Italia e per i propri discendenti un futuro migliore di quello che avevano dovuto subire loro.

Per questo hanno combattuto. Per questo hanno versato il loro sangue.

Per l’Italia. Per noi.

E non erano solo “comunisti”, come molti sembrano pensare al giorno d’oggi. Pensiamo ad esempio al Partito d’Azione, o ai tanti sacerdoti che hanno collaborato coi partigiani. La Resistenza è stato in tutto e per tutto un movimento “trasversale”, che raccoglieva le anime più diverse, bastava essere antifascisti.

Mi da un gran fastidio vedere che le forze politiche che al giorno d’oggi celebrano la Resistenza siano solo quelle che si riconoscono nella sinistra. Della Resistenza hanno beneficiato anche quelle persone che se ne fregano, che ne sminuiscono la portata, che addirittura la rinnegano.

Lo dico senza vergogna e senza peli sulla lingua: io non vado molto fiero di essere italiano, o per lo meno non vado molto fiero del sistema-Italia nel suo complesso, e questo accade anche perché oggi si rinnegano valori che io ritengo fondanti della nostra Repubblica.

Mi fanno pena tutti quei ragazzetti di destra estrema che inneggiano al fascismo e accusano chi non la pensa come loro di non essere dei patrioti. Essere patrioti non è gridare “Italia agli Italiani” o cantare cori razzisti. Per quanto mi riguarda questo è non solo essere stupidi. E’ usare il patriottismo a proprio uso e consumo.

Io mi ritengo un patriota in quanto ho recepito il messaggio che la Resistenza ha voluto trasmettere, in quanto mi riconosco nei valori e nell’amore per il proprio Paese che i partigiani hanno espresso, e mi ritengo patriota in quanto antifascista sempre, comunque e incondizionatamente.

Per quanto riguarda tutto il resto, mi trovo perfettamente d’accordo con lo scrittore inglese Samuel Johnson: “il patriottismo è l’ultimo rifugio di una canaglia”.

 

Detto questo, ancora buon 25 Aprile a tutti, e per favore ricordatevi di chi ha dato la vita per voi e per un futuro migliore.

Il Sentiero



Lungo il sentiero dei nidi di ragno
passa la storia di un giovane uomo
passa la scelta di chi se n'è andato
sui monti per la Resistenza

Erano i mesi del dopo Settembre
quando il re fuggì sulla nave
furono anni di lutti e dolore
di coraggio e di patimenti

Quante sono le strade
che partono dai nidi di ragno
Qual' è stato il prezzo pagato
per chi ha scelto di andare e lottare?
Portami ancora là
dove il vento è pronto a soffiare
a trovare ogni passo perduto
lungo il sentiero dei nidi di ragno

Uomo contro uomo
il furore che cresce nel cuore
il mondo si divide e la guerra
non lascia parole
Italo sogna un futuro
dove non si dovrà più sparare
ma intanto seduto al bivacco
coi compagni pulisce il fucile

Quante sono le strade
che partono dai nidi di ragno
Qual' è stato il prezzo pagato
per chi ha scelto di andare e lottare?
portami ancora là
dove il vento è pronto a soffiare
a trovare ogni passo perduto
lungo il sentiero dei nidi di ragno

Lungo il sentiero dei nidi di ragno
nasce la storia di questo Paese
nasce dal fuoco della rivolta
 e dal sogno di chi non si è arreso

 

In occasione della Festa della Liberazione, posto questa bella canzone dei Modena City Ramblers ispirata all’esperienza da partigiano del grande Italo Calvino.

mercoledì, 16 aprile 2008

Le due facce




http://www.youtube.com/watch?v=cVEzqmJvT-Y
postato da: Lup0Solitario alle ore 13:26 | link | commenti
categorie: politica, televisione, risate, elezioni, governo, partiti